C’è un momento, salendo sui tetti del Duomo di Napoli, in cui la città smette di essere solo una grande e caotica metropoli e diventa racconto. Succede all’improvviso: il rumore si abbassa, le distanze si ricompongono, le cupole si moltiplicano come un disegno antico che finalmente si lascia leggere. È così che nasce il percorso “500 cupole”, ed è da qui che Napoli prova – ancora una volta – a raccontarsi meglio.
L’idea è semplice, e proprio per questo potente: cambiare punto di vista.
Promossa dalla Fondazione Napoli C’entro, l’iniziativa si inserisce nel progetto del MUDD – Museo Diocesano Diffuso, un sistema che vuole trasformare il patrimonio ecclesiastico in una rete viva, accessibile, produttiva. Non solo conservazione, ma lavoro, formazione, opportunità.

L’inaugurazione del percorso, avvenuta lunedì 30 marzo e preceduta da una conferenza stampa all’interno del Duomo alle 11.30, ha messo in scena questa ambizione. Sono intervenuti il direttore della Fondazione Napoli C’entro, Vincenzo Porzio; il sindaco Gaetano Manfredi; il presidente della Regione Campania, Roberto Fico; il presidente della Fondazione Con il Sud, Stefano Consiglio; per la Cooperativa La Sorte – coinvolta nelle attività del MUDD – Noemi Cangiano; e il cardinale Domenico Battaglia.
Una regia corale che tiene insieme istituzioni, fondazioni e territorio: un equilibrio che racconta bene la direzione intrapresa dal MUDD, dove la cultura non è solo narrazione, ma anche inclusione e lavoro.
È stato presentato anche il nuovo infopoint nel cortile della Curia: un punto di accesso, certo, ma anche un segnale. Perché orientare significa prima di tutto scegliere cosa mostrare e cosa no.
Ed è qui che il progetto colpisce nel segno e tenta di sottrarre Napoli alla sua versione più facile: quella delle calamite, delle scorciatoie, delle immagini già viste.
Poi, però, c’è la realtà. E la realtà, spesso, ha meno poesia.
Dopo la conferenza, a partire dalle 14, l’accesso gratuito al percorso guidato sui tetti del Duomo fino alle 17. Sulla carta, tutto lineare. Nei fatti, meno.
La formula “fino a esaurimento posti” ha incontrato un entusiasmo tale da esaurire rapidamente le disponibilità, lasciando fuori molti visitatori. La conferenza stampa, su prenotazione, non prevedeva automaticamente l’accesso alla visita: un dettaglio tutt’altro che secondario, che avrebbe meritato una comunicazione più chiara e immediata, per evitare disorientamento.
Così, chi era presente all’incontro istituzionale o si trovava nel Duomo come turista non ha avuto accesso immediato alla passeggiata sui tetti. E chi ha provato a rientrare nel pomeriggio spesso non è riuscito a farlo.
Non è un problema strutturale, ma è un segnale: un progetto forte che deve ancora trovare la sua misura nella gestione. Una macchina che parte veloce, ma che deve ancora calibrarsi. Fa parte del processo: sono fasi che aiutano a crescere professionalmente.
C’è poi un’altra questione, più silenziosa ma strutturale.
Il percorso è affidato ai giovani. È una buona notizia: giusto investire su chi deve entrare. Ma forse non basta. Nel frattempo resta fuori una fascia intermedia: professionisti formati, competenti, pronti, che però non trovano spazio. Non perché manchino, ma perché non rientrano nei criteri più immediati.
Non è uno scontro generazionale: è una questione di bilanciamento.
Napoli, se vuole davvero alzare il livello, ha bisogno di entrambi: energia e esperienza. Altrimenti il rischio è sempre lo stesso: ottime idee, risultati discontinui.

Intanto, il percorso si prepara alla sua forma stabile: apertura quotidiana dalle 10 alle 17, gratuità per i residenti (con prenotazione obbligatoria attraverso i siti ufficiali duomonapoli.it e muddnapoli.it), biglietto per gli altri (intero 10 €, studenti 8 €, under 16 6 € e under 6 gratuito). Un sistema che prova a reggere tra accessibilità e sostenibilità.
Dietro c’è un investimento serio. La Regione Campania ha avviato un programma che unisce restauro, formazione e occupazione, con risorse destinate al rafforzamento del MUDD e uno sviluppo già previsto fino al 2027: nuovi collegamenti, nuovi percorsi, una visione che non si esaurisce con l’inaugurazione.
Ed è forse questo il punto: non l’evento, non la giornata, ma la direzione.
Napoli ha bisogno di progetti che non si limitino a mostrarsi, ma che resistano, che siano capaci di evolvere. E questo, nonostante tutto, sembra uno di quelli.
Resta la sensazione doppia, inevitabile: entusiasmo e distanza. Promessa e realtà.
Ma resta anche una certezza.
Napoli non è mai solo quello che si vede.
È quello che si capisce.
E a volte, per iniziare a capirla, bisogna salire fin sopra un tetto.
Per poi scendere – come ha ricordato il cardinale Battaglia – con uno sguardo diverso.
Meno ingenuo, forse.
Ma di certo più vero.
Perché Napoli è la città che si adatta per eccellenza. E che, ogni volta, trova il modo di rinascere.

