
Ci sono viaggi che iniziano molto prima della partenza.
Questo, per me, è uno di quelli.
Tra pochi giorni inizierà il Napoli Comicon 2026 e, come ogni anno, porterà con sé quell’universo fatto di carta, colori, storie, incontri e possibilità che da sempre riesce a trasformare Napoli in una mappa dell’immaginario.
Eppure quest’anno il percorso per arrivarci non è semplice. Dietro questo accredito, dietro ogni articolo programmato, dietro l’entusiasmo di esserci come giornalista e come autrice, c’è stata una lotta silenziosa. Una corsa contro il tempo, contro la stanchezza, contro quei giorni in cui la vita decide di fermarti e metterti alla prova.
In questo momento mi trovo a vivere giornate complicate, sospese tra corse in ospedale, preoccupazioni familiari e la necessità di restare presente ovunque.
Di esserci.
Di non mollare.
Non entrerò troppo nei dettagli, perché ci sono dolori che appartengono alla sfera più intima, ma posso dire che arrivare a questo Comicon, per me, significa anche resistere.
Resistere e scegliere comunque la bellezza.
Perché in fondo gli eventi come il Comicon non sono solo manifestazioni da raccontare: a volte diventano veri e propri viatici. Piccoli approdi nel caos. Luoghi in cui le storie, per qualche ora, riescono a fare ordine dentro di noi.
Quest’anno sarò presente con uno sguardo diverso.
Più stanco, forse. Ma anche più consapevole.
Ci sarò per raccontare questa edizione tra mostre, incontri, fumetti, arte e cultura.
Ci sarò per vivere l’evento da giornalista.
E ci sarò anche come autrice, pronta a incontrare i lettori e a condividere il mio romanzo, “Non è un buon giorno per morire”, edito dalla LFA Publisher. Perché ci sono eventi che non sono soltanto appuntamenti in calendario, ma veri e propri luoghi dell’immaginario. Ogni anno, tra stand, mostre, incontri e presentazioni, al Comicon si costruisce uno spazio in cui il fumetto dialoga con l’arte, la letteratura e il contemporaneo, dando vita a un’esperienza che va oltre la semplice fruizione. Oggi il fumetto non rappresenta più soltanto un linguaggio, popolare o di nicchia, ma è diventato un territorio ibrido, capace di contaminare e raccontare il presente con una forza visiva e narrativa unica.
Ciò che mi aspetto dal Comicon 2026 è proprio questo: un confronto vivo tra forme espressive diverse, una riflessione su come le immagini continuino a costruire senso e memoria, e soprattutto la possibilità di osservare da vicino il lavoro degli autori, nei loro processi e nelle loro visioni. Accanto a questo sguardo, ce n’è però un altro, più personale, che parla di riscatto e di speranza.
È proprio in questo intreccio tra dimensione pubblica e personale che il Comicon assume, per me, un significato particolare. Non soltanto come evento da seguire e analizzare, ma come luogo in cui le storie prendono forma, si incontrano e, in qualche modo, continuano a vivere.
Perché il Comicon non è solo qualcosa da vedere.
È qualcosa da attraversare.
Vi aspetto sabato 2 maggio, a partire dalle ore 17, presso lo stand S19 LFA Publisher – Padiglione 2 – Area Editori.
Perché a volte esserci è già una forma di vittoria.

