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“Cosa?” è la nuova antologia poetica di Giuseppe Schettini, edita da Ensemble. Il libro si propone come un attraversamento limpido e profondo della parola poetica, intesa non come semplice esercizio formale, ma come atto morale: un gesto umano che interroga il tempo, la società e l’esperienza individuale. Le liriche si muovono tra memoria, affetto e responsabilità, restituendo alla poesia una funzione oggi trascurata: quella di essere luogo di confronto, spazio in cui l’io non si chiude, ma dialoga.

L’antologia è suddivisa in quattro sezioni: Guerra e società, Vita, Persone, Altre frontiere. Tra le liriche spicca anche un tributo alla compianta studiosa Lidia Orrico, figura di straordinario profilo umano e culturale. Schettini mostra una chiara volontà di coniugare spirito e concretezza, intimità e dimensione collettiva. Ogni verso nasce da un’esperienza reale e vissuta, riuscendo così a toccare il lettore senza artifici.

Nella riflessione critica che accompagna il libro emerge con forza l’idea di una poetica che mantiene la propria voce anche in un’epoca segnata dal disincanto. Come sottolinea Paolo Rigo nella prefazione, questi versi dimostrano che la poesia può ancora essere vera e necessaria, perché nasce da un’urgenza autentica e non da un compiacimento stilistico: una parola che resiste, che non si infrange sulla pagina ma continua a vivere nel lettore.

I versi sembrano nascere da una domanda continua, talvolta ironica, talvolta spiazzante, altre volte quasi tenera: cosa stiamo davvero guardando, pensando, sentendo? Ricordare o dimenticare — sembra voler suggerire l’autore — è un dilemma in cui il banco vince sempre. Meglio lasciare il quesito in sospeso e farsi accarezzare dalla kalimba in una notte d’estate, magari degli anni Ottanta.

Il linguaggio è essenziale, mai pretenzioso. Anche quando affronta temi profondi, lo fa senza alzare la voce. C’è una scrittura che osserva molto, che scava con leggerezza, lasciando spazio al lettore per entrare con il proprio vissuto. È un libro che si può leggere a piccoli morsi: aprendo una pagina a caso, si ha la sensazione di intercettare un pensiero vero, non costruito.

Alcuni testi rimangono impressi, riaffiorando in momenti inaspettati. Si sorride con arguzia leggendo Auguri Sociali e si prova un moto di “celeste nostalgia” con i versi di Zia e Maturare. Ed è proprio vero: maturare significa saper amare, anche quando tutto sembra perduto. In sintesi, “Cosa?” non fornisce risposte, ma pone ottime domande. Lo fa con una voce personale e riconoscibile, che invita a rallentare e a guardare il mondo da un’angolazione diversa.

Questo è il suo punto di forza: una poesia che resiste, che interroga, che resta viva dentro chi legge.

Giuseppe Schettini, originario di Trecchina, è Ordinario di Campi Elettromagnetici presso l’Università “Roma Tre”. Dal 1998 insegna e fa ricerca, collaborando con saggi per riviste internazionali. “Cosa?” è la sua terza antologia, dopo Scritti brevi (2018) e Fili d’erba (2021).

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