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Ci sono libri che nascono da un’idea. E poi ci sono libri che nascono da una ferita. Ci sto io – Tra le mani la memoria, nel cuore mia madre di Antonella De Rosa, pubblicato su Amazon, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: una scrittura che prende forma dal vuoto lasciato dalla perdita della madre.

L’autrice lo dichiara fin dalle prime pagine: «Questo libro non nasce da un progetto. Non da una scrivania ordinata, né da un’idea studiata. Nasce da una mancanza».

Il testo attraversa la memoria senza indulgere nella retorica. Non c’è nostalgia compiacente, ma un paziente lavoro di ricomposizione: frammenti, gesti quotidiani, immagini domestiche che tornano come lampi.

«Ogni parola è arrivata da un sussurro improvviso, da un odore che tornava, da un gesto che riaffiorava tra mille».

Il racconto procede per affioramenti, restituendo un universo struggente fatto di dettagli: il tè caldo, le bambole, le papaccelle che friggevano, capaci di rendere viva la presenza materna senza idealizzarla. La madre emerge come figura concreta: dignità, frasi essenziali, amore silenzioso. La scrittura dell’autrice è asciutta, vibrante, lineare, coglie sfumature interiori e restituisce al lettore importanti spaccati storici e socio-culturali .

«Eravamo una sola canzone», scrive ancora De Rosa, sintetizzando la profondità del legame madre-figlia che sostiene l’intero libro.

Ci sto io è anche un racconto di luoghi e tradizioni: la Napoli e poi la Roma di un tempo (dove risiedevano alcuni parenti dell’autrice), le passeggiate in quei pomeriggi che sanno inspiegabilmente di eternità e che abbiamo sperimentato tutti, i piccoli rituali e i racconti familiari che attraversano generazioni e diventano architettura affettiva, preziosa eredità non tangibile, per non dimenticare anche quando il peso delle sedie vuote diventa, via via, sempre più ingombrante. Ma è soprattutto con la perdita della figura materna che si misura davvero il tempo che passa e la trasformazione inevitabile della quotidianità e delle relazioni, misura detestabile di tutte le cose.

Il titolo racchiude il cuore del libro: «’Ci sto io’ voleva dire: non sei sola, non lo sarai mai». È una promessa che tiene insieme passato e presente.

Il libro non racconta soltanto il lutto, ma la persistenza del legame nei gesti ordinari e nelle abitudini che resistono.

Un filo importante è la passione condivisa per le bambole e le Barbie, soprattutto quelle degli anni Novanta, con le quali l’autrice sperimenta il fascino suggestivo delle fiere, vissute insieme alla madre nella doppia veste di collezionista e venditrice, con la realizzazione di stand unici ed eleganti. Le bambole sono oggetti-soglia che custodiscono l’infanzia e la cura, tramandati silenziosamente di generazione in generazione. I mercatini diventano, così, spazi quasi sacri, luoghi di ricerca e di incontro. In tale contesto, la scena del ritrovamento di una bambola antica diventa un momento chiave della narrazione.

Come racconta l’autrice: «Quando la vidi arrivare da lontano, con passo lento e occhi brillanti, qualcosa dentro di me si fermò. Mamma teneva tra le mani una bambola. Ma non una qualsiasi. Era quella. La bambola della sua adolescenza quella della storia che solo a me aveva raccontato mille volte, quasi a volerla evocare. Quella bambola era stata regalata a sua madre, Olga, e lei, da ragazzina, la amava in silenzio. Un amore muto, discreto, come certi sentimenti profondi che non chiedono nulla. Poi, all’improvviso, non la vide più. Sua madre l’aveva donata alla sua stessa madre, Enza, forse per affetto o per dovere. Ma per lei fu uno strappo. E con quella bambola, scomparve anche un pezzo di lei. Quel giorno in fiera, tra mille oggetti e volti, lei era tornata. La bambola. La strinse tra le mani come se fosse un abbraccio ritrovato. E io, che conoscevo ogni dettaglio della sua storia, mi emozionai con lei».

Il libro non offre consolazioni facili, ma restituisce qualcosa di raro: la consapevolezza che l’amore vero continua a sedimentare dentro di noi, nei gesti ereditati, nelle parole, nelle promesse sussurrate.

Antonella De Rosa, insegnante di scuola dell’infanzia e collezionista di bambole, intreccia memoria e fragilità con uno sguardo limpido. Ci sto io nasce dal desiderio di custodire non solo una madre, ma un intero patrimonio intimo e generazionale.

Per acquistare il libro: https://www.amazon.it/Ci-sto-memoria-cuore-madre/dp/B0GGJLZD15

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