
Ci sono edizioni che si attraversano.
E poi ci sono quelle che ti attraversano.
Il Napoli Comicon di quest’anno, per me, è stato questo.
Non un semplice evento, ma un varco aperto dentro mesi difficili, fatti di corsie d’ospedale, attese sospese, notizie che cambiano il peso delle giornate. Un tempo fragile, attraversato però da una resistenza silenziosa e da una volontà ostinata di esserci.
Arrivare qui non era scontato.
E forse è per questo che ogni passo, ogni incontro, ogni parola ha avuto un significato diverso.
Meno leggerezza, sì.
Ma più consapevolezza.
Il Comicon, con il suo flusso continuo di immagini, suoni e persone, si è rivelato ancora una volta un luogo dell’anima. E stavolta lo sguardo si è fermato di più. Sui dettagli, sui volti, sulle storie che si intrecciano senza fare rumore.
Ho incontrato persone.
E quando succede davvero, lo riconosci subito.
Chiara di Yuki Art Lab, con le sue creazioni sospese tra carta, memoria e Giappone, è diventata approdo irrinunciabile al Comicon, il suo stand è un punto di connessione, simbolo di un’amicizia nata tra fiocchi di neve e fiori di sakura.
E poi i lettori.
Antonella, Francesco, Benedetta.
I compagni dello Scorpione.
Pietro, Anna Maria, Federica, Sabrina, Sara.
Un ringraziamento sincero va alla casa editrice LFA Publisher, per il sostegno, la stima e lo spazio dato alle parole e ai progetti.
E agli organizzatori del COMICON, per aver costruito ancora una volta un luogo dove la cultura pop non è solo intrattenimento, ma possibilità eclettica.
Le note di Nightswimming dei R.E.M. scorrono in sottofondo, come una linea sottile che tiene insieme memoria e presente. E ogni lampione, al chiaro di luna, è un ricordo.
“Nightswimming deserves a quiet night…”
E forse è proprio così che si chiude questo diario.
In silenzio.
Con la consapevolezza che alcune esperienze non fanno rumore, ma restano.
Il Comicon finisce.
Le luci si abbassano, i padiglioni si svuotano, le voci si allontanano.
Ma qualcosa rimane.
Rimane nei passi fatti controvoglia e in quelli fatti per scelta.
Negli incontri inattesi.
Nella fatica che non ha fermato il desiderio di esserci.
E in quella sensazione sottile, difficile da spiegare, che somiglia a una rinascita.
A chi è stato parte di questo viaggio, grazie.
E grazie anche a chi, nell’ombra, ha saputo esserci sempre.
Come un compagno invisibile di parole e pensieri, presenza costante in questo attraversamento, fan numero uno.
Il resto, come sempre, lo farà il tempo.

