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Presso il Teatro Ateneo di Casoria si è svolta, in un clima di viva partecipazione, sabato 6 maggio alle ore 11, la presentazione del libro “Armando e il Segreto dello Scudetto” di Giuseppe de Silva, giornalista professionista e scrittore, un romanzo edito da Scritto.io, giovane ma già affermata casa editrice di Latina.

 

La presentazione è stata concepita dal poliedrico giornalista come spettacolo interattivo, happening di alto spessore artistico e culturale. Ed è proprio l’autore a chiamare di volta in volta sul palco dalla mirabile scenografia che accompagna idealmente questo viaggio indietro nel tempo, i suoi compagni di avventura (in ordine di apparizione: il Direttore de “Il Domenicale” Pasquale D’Anna, il Direttore de “Il Faro News” Francesco D’Anna, la social media manager Alessia Andreozzi, il sociologo Christian Sanna). Gli attori Vincenzo Vecchione e Ilaria Marotta hanno letto alcuni emblematici brani dell’opera.

Dopo aver presentato “Ciente Carezze e Mille Vase” (Beldes edizioni), Giuseppe de Silva regala al pubblico un’altra storia emozionante e che giunge, per i famosi percorsi del Destino, in un momento perfetto: la vittoria del terzo, soffertissimo, scudetto del Napoli. Una scelta, attenzione, che non è frutto di una corsara operazione di marketing, ma è stata dettata dagli astri, avendo il suo Autore scritto questo spassossimo libro sei anni fa, in tempi non sospetti. 

Non è semplice riassumere sic et sempliciter l’argomento al centro del romanzo. Non esistono pallottole d’argento per i lettori, come ben sanno gli autori più sagaci e infingardi. Quello che invece è possibile affermare è che “Armando e il segreto dello scudetto” cattura un “mood” che difficilmente si può descrivere a parole senza cadere nella retorica (e qui un plauso all’autore e giornalista di razza) e tratteggia con guizzi ironici e sguardo malinconico i mesi e le settimane che precedono il primo scudetto del Napoli, conquistato nella ruggente primavera del 1987.

Sarebbe, però, fuorviante credere che il romanzo sia solo un tributo a Maradona e al calcio che fu. Perché questo è soprattutto un testo che parla del nostro vissuto, affronta con coraggio tematiche impegnative come la violenza di genere e ben descrive quella Napoli degli anni Ottanta che ribolliva di misfatti e passioni, dove la diffusione della droga comincia a diventare problema serio e la camorra mette le mani un po’ dovunque, compreso il settore delle scommesse sportive illecite. Al centro dell’intricata trama, ricca di colpi di scena e con un sorprendente risvolto noir, le vicende di un gruppo variegato di amici: il giornalista Peppe (guarda caso?!), il ridanciano protagonista del libro, Vincenzo Esposito, un giovane assistente universitario “nato vecchio” e Armando “Marlòf” (soprannome che diventa irriverente omaggio al Marlowe di Raymond Chandler), capace di dire in ugual misura la sciocchezza da Guinness dei primati e la perla di saggezza che ti cambia la vita.

Il libro è adatto a un target trasversale, ma è indicato in particolar modo alle giovani lettrici. Infatti, molte pagine dell’opera sono dedicate alla sbandata di Peppe per un’atipica femme fatale, Brigida.

Con il piglio del cronista, testimone oculare di molti eventi ivi descritti, dal palco Giuseppe de Silva porta avanti il confronto tra gli accadimenti di quel lontano 1987 quando Maradona giocava a pallone e un’intera generazione di ragazzine (e non solo) sognava di sposare Simon Le Bon, leader dei Duran Duran, seguiva con pathos le avventure delle funamboliche ladre “Occhi di Gatto” e l’ascesa di J.R, un tale di Dallas, e quelli di oggi, nell’anno di poca grazia 2023. Siamo cambiati noi, innanzitutto. E in peggio. Ed è cambiato il mondo del calcio ormai business e catena di montaggio. Eppure, per alcuni preziosissimi minuti, nelle piazze prima e poi nella sala del Teatro Ateneo il tempo si è fermato e le persone sono state catapultate di nuovo in quell’ universo pop leggendario.

Con la sua solita verve, Giuseppe de Silva è stato abile nel  trasmettere al pubblico queste emozioni e nel tenere, da bravo burattinaio, i fili di questa doppia narrazione in perfetto equilibrio. Il risultato è stato uno spettacolo unico nel suo genere. Per riflettere con ironia.

A conferma dell’importanza di questo evento, la presenza di Ottavio Lucarelli, già presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, e delle istituzioni (il sindaco di Casoria Raffaele Bene, il vicesindaco Paola Ambrosio, il consigliere comunale Pasquale Tignola, il priore delle Arciconfraternite riunite Raimondo Paone).

Il Teatro Ateneo di Casoria, in via Circumvallazione Esterna, negli ampi spazi del Parco Secra, è una struttura fortemente voluta dalla famiglia Avolio, le cui attività socio-culturali sono adesso portate avanti  con tenacia da Antonio e Nastassia Avolio. Qui si organizzano da sempre incontri, eventi e corsi di danza e di teatro che permettono a ragazzi e adulti di approfondire la conoscenza del mondo dello spettacolo, della letteratura e dell’arte scenica in tutte le sue sfumature.  Un modo originale per riscoprire, inoltre, il territorio locale, la sua storia e le sue personalità illustri. Questo luogo si conferma così polo culturale di eccellenza, in attesa delle prossime mirabolanti ed eclettiche iniziative.

2 commenti

  1. Sembra un libro interessante. Lo prenderò sicuramente in considerazione per una lettura leggera dal retrogusto malinconico e dolceamaro che ben conosce chi ha vissuto quegli anni. E ovviamente, la copertina con il faccione stilizzato di Maradona fa la sua porca (nel senso buono) figura. 🙂
    Brava Kokeshi, gran bella recensione!

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